In principio era il Fuoco

Torniamo all’inizio del tutto, prendiamo in mano legna da bruciare, scaviamo buchi nel terreno per nasconderci da noi stessi, ci bagniamo sotto la pioggia, cerchiamo riparo, attraversiamo laghi di pozzanghere, quasi ci tuffiamo dentro. Saltiamo, saliamo la scala e guardiamo dall’alto, si dice che le cose viste dall’alto o da lontano sono più chiare. Torniamo all’origine dell’origine di noi stessi. Ritorniamo acqua per pulire il disordine dentro di noi, abbracciamo la terra per gratitudine alla vita, respiriamo aria e diventiamo vento per toccare la leggerezza che avevamo dimenticato. Scendiamo e di nuovo tocchiamo terra, mischiata ad acqua che diventa fango. La polvere scompare.

02

Arriva una donna cieca, accompagnata da un bambino di tre anni, il sostituto dei suoi occhi. La donna è anziana e il bastone non lo usa per sorreggersi ma per collegarsi ai suoi nuovi occhi, una vita di soli tre anni che la conduce in giro per il mondo. Si intravede del sangue che gocciola sotto alla gonna della donna, il bambino si avvicina, mette a sedere sulla panca di attesa la signora, le alza la gonna fino al ginocchio e mostra una lesione profonda all’altezza del ginocchio. Ecco da dove veniva il sangue. Ma qualcosa ci chiama a correre dentro l’ambulatorio, un’energia particolare, uno stimolo da seguire senza esitare.

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Entriamo nella sala medicazioni e Sister Monica ci dice che bisogna fare velocemente un’iniezione ad una donna punta da uno scorpione. La donna entra nella sala gattonando, non riesce a stare in piedi dal dolore. La sua sofferenza si legge sul suo viso, non siamo neppure in grado di chiederle di mettersi sul lettino da quanto ci sembra di chiederle uno sforzo immenso. La donna rimane per terra mentre viene preparato il necessario. In quel momento sentiamo uno scroscio d’acqua provenire da dietro un vecchio paravento usato per garantire un minimo di privacy ai pazienti. Ci accorgiamo che dietro a questo divisorio c’è una donna gravida sul lettino che le si sono appena rotte le acque e sta dando inizio al suo travaglio. Subito Sister Monica chiede assistenza, cerca guanti sterili, garze, bisturi, tutto il necessario. Mery, la donna delle pulizie e ostetrica non per titoli accademici ma per la vita (mamma di dodici bambini senza padre, sempre attenta e sempre sul pezzo), ha aiutato a nascere non sappiamo quante vite oltre a quelle venute al mondo dal suo grembo, si mette il grambiule, mette la donna gravida in posizione e prende il necessario. Intanto la donna colpita dallo scorpione rantola per terra, esprime il dolore senza verbalizzarlo, cerca di respirare mentre attende la sua inizezione di antidolorifico. Non si trova l’ago giusto, non si trova l’antidolorifico, bisogna aprire l’armadio giusto, non si trovano le chiavi. Trambusto, disordine, sofferenza, paura, agitazione, emozione, gioia, qualcosa, qualcuno sta venendo al mondo e qualcun’altro sta provando uno dei dolori, così dicono, più forti al mondo. Ci muoviamo, cerchiamo quello che serve per intervenire e mentre il necessario per l’iniezione è pronto, l’ago entra nel muscolo ed è fatta. La testa del bambino sta per uscire, Mery afferra la testa e con forza e altrettanta delicatezza fa uscire l’intero corpo del neonato. Sister Monica da direzioni, è ferma e cauta ma diretta, mantiene quella calma interiore apprezzabile e indescrivibilmente magica. Il bambino grida, piange, urla il suo essere al mondo.

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Ora possiamo dire fuoco. In principio eravamo stati anche fuoco, quel grido di esserci stati, quel fuoco dentro di noi, nei nostri polmoni durante il primo atto respiratorio. Siamo fuoco anche in quella pancia che brucia e tira fuori la vita. Il bambino viene avvolto in una salvietta, Sister Monica gli pulisce gli occhi con le garze in attesa della loro apertura al mondo. Mery porta la bilancia, la poggia per terra, Sister Monica ci sale sopra tenendo in braccio il neonato, riscende, passa con delicatezza il bambino nelle mani di Mery e risale sopra la bilancia per fare la sottrazione al peso di entrambi. Quattro chili di bambino sono venuti al mondo in pochi minuti. Ecco il nuovo arrivato, eccolo tra noi, avvolto in un panno. Ecco il fuoco che siamo e che eravamo.

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