QUANDO LE DONNE CANTANO

L’abbiamo detto, ogni nome qui, porta con se un senso profondo. Quando senti chiamare un nome nell’aria, ascolti pure il suono del significato che trascina con sé. Ed è incredibile come i nomi, delle volte, siano così azzeccati e così legati alla persona che l’indossa.

Nyawich significa persona con la testa. Nyawich è una donna appartenente al gruppo etnico dei Nuer, lavora come addetta alle pulizie nell’ospedale e suo marito è un Dinka.

Si sa, tra Dinka e Nuer non corre buon sangue, le differenze etniche qui sono marcate dai modi di fare, dai segni, dalle piccole e grandi incisioni e i solchi sulla pelle.

Diciamo anche che le donne qui non sono proprio allo stesso livello dell’uomo. La donna viene venduta dal padre, in cambio di una quantità di mucche paragonabile al valore della sua bellezza, all’uomo che la riceverà per moglie. L’affare è totalmente a discrezione del padre e dell’uomo che verrà.

La donna resta comunque un affare. Spesso lo sposo ne compra una seconda, da un’altra famiglia. All’uomo inoltre viene concesso di sposarsi più volte, ma se una delle sue donne viene trovata con un altro uomo invece, l’unica sorte che attende quest’ultima è la prigionia.

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Nyawich ha sette figli: il più grande ha quattordici anni e la più piccola sette mesi. Suo marito lavora come guardiano del carcere di Tonj e prende quattro volte il suo stipendio.

Nyawich ogni mattina è all’ospedale puntuale, dopo tre chilometri di strada a piedi sotto il sole africano arriva e prepara l’occorrente per pulire. Spesso solleva pesi, sposta materiale di magazzino e si arrampica per rimuovere le ragnatele dal soffitto.

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Ogni tanto mentre lavora intona una canzone. Il suono della sua voce arriva delicato in ogni stanza e tra una nota e l’altra scappa sempre una risata. Lo dicono in molti che Nyawich è veramente una donna strong. Ed effettivamente Nyawich dopo il lavoro torna a casa, sta quel poco di tempo libero che le rimane con i suoi bambini e nel pomeriggio ritorna alla carica, si munisce di scopa e secchiello e continua a pulire e mettere ordine. Questa volta però dalle suore ad altrettanti tre chilometri dalla parte opposta della strada, Nyawich si rende disponibile per pulire il compound in cambio dell’istruzione dei suoi figli. Ha chiesto alle suore di far studiare i suoi bambini alla loro scuola, ma purtroppo non avendo la possibilità economica per pagare le retta, ha deciso di esserci nel pratico. Dopo un lungo pomeriggio dalle suore, sul far della sera, rientra a casa e inizia ad accendere il fuoco per preparare l’unico pasto della giornata per lei e i suoi bambini.

Il marito di Nyawich non passa un soldo per il mantenimento dei suoi figli, vive nella casa della seconda moglie e ogni tanto passa a fare un saluto. I figli di Nyawich sono Dinka, l’appartenenza etnica la passa solo ed esclusivamente il papà.

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Spesso a fine mese Nyawich viene a lavoro senza forze perché capita che in quei giorni né lei, né i suoi figli riescano a permettersi nemmeno il loro unico pasto della giornata. Ma Nyawich non si ferma, continua a strofinare mobili, disfare e rifare letti, spazzare pavimenti, sistemare il cortile dell’ospedale senza fermarsi un attimo, anche quando la sua energia fa fatica ad emergere. E intanto canta, canta il suo nome e il nome dei suoi figli. Lei sa che lavorare significa lottare.

Lottare per poter alimentare i suoi bambini, lottare per sé stessa e la sua forza, lottare per tutte le donne come lei, per tutte le madri al mondo. Lottare per una Tonj diversa, lottare per lo sviluppo della sua gente e non fermarsi mai, nè con la pioggia, nè con il sole che cuoce le teste. Nyawich è colei con la testa e con la sua testa sa che non potrà fermarsi mai, che ogni occasione è un’opportunità grandiosa di continuare a vivere tra la sua gente e far credere a questa gente che la donna vale. La donna vale la sua voce, la sua canzone, la sua energia e la sua forza materna.

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Il suo canto ci dice che i suoi passi non si fermeranno e continueranno ad avanzare per tutte le donne che continueranno a cantare per lei.

Un canto per Mery, picchiata e messa in prigione, un canto per Nyawich e la sua testa, un canto per Zara usata per produrre e mantenere la discendenza Dinka di un ragazzino, un canto per Teresa e le sue mani sempre nella terra, un canto per Elizabeth quattordicenne neomamma, un canto per la piccola Maria venuta al mondo. Un canto per tutte le donne del Sud Sudan.

E quando vi sentite deboli e senza energie nella vostra lotta, continuate a cantare e farci sentire la vostra voce.

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