Sud Sudan – Stato di Tonj

SUD SUDAN

Il Sudan del Sud, ufficialmente Repubblica del Sudan del Sud, è un paese senza sbocco sul mare nel centro-est dell’Africa, inserito nella subregione dell’Africa orientale delle Nazioni Unite. La sua capitale attuale è Juba (o Giuba), che è anche la sua città più grande, ma si prevede che la capitale, in futuro, sarà trasferita nella più centrale Ramciel. Il Sudan del Sud confina con l’Etiopia ad est, il Kenya a sud-est, l’Uganda, a sud, la Repubblica Democratica del Congo, a sud-ovest, la Repubblica Centrafricana, a ovest e la Repubblica del Sudan, a nord. Esso comprende la vasta palude regione del Sudd, formata dal Nilo Bianco e conosciuta localmente come il Bahr al Jabal.

Il Sudan del Sud è diventato uno Stato indipendente il 9 luglio 2011, a seguito di un referendum che passava con il 98,83% dei voti. Si tratta di un paese membro delle Nazioni Unite, uno stato membro dell’Unione Africana e di uno stato membro della autorità intergovernativa per lo sviluppo. Nel luglio del 2012, il Sudan del Sud ha firmato le convenzioni di Ginevra.


South Sudan

Juba (o Giuba) la Capitale, si trova nel SUD del Sud Sudan, è una città di circa 370.000 persone
E’ sede dell’Aeroporto Internazionale, che ha collegamenti internazionali con Entebbe (Uganda), Nairobi (Kenya), Cairo (Egitto), Addis Ababa (Etiopia), Dubai (UAE) e Khartoum (Sudan).

Tonj wau e rumbek

Tonj è una piccola cittadina a 525 km di strada e 420 km in linea d’aria a Nord della Capitale Juba.
Ha una popolazione stimata di 17.300 persone ed è sita sulla strada che congiunge le Città di Wau (108 km a Nord) e Rumbek (153 km a Sud)

Il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il paese dipende ancora dagli aiuti esterni. Il 98% del budget annuale deriva dalle rendite petrolifere.
Dal 2005 il paese ha ricevuto oltre 4 miliardi di dollari come aiuto estero. Elevate le spese per il mantenimento dell’esercito. Industria e infrastrutture ancora in attesa di sviluppo.
Quasi inesistenti le strade asfaltate (60 km).

Il Sudan del Sud ha una popolazione di circa 8 milioni di persone, che vivono soprattutto nelle aree rurali dove praticano un’economia di sussistenza. Questa regione è stata influenzata negativamente dalla guerra: la mancanza di sviluppo delle infrastrutture e la distruzione di quelle esistenti hanno impedito lo sviluppo e l’arricchimento della regione e lo hanno fatto diventare un luogo ricco di dolore e sofferenza. A causa delle varie guerre civili e degli impatti ad esse connessi, più di 2 milioni di persone sono morte e più di 4 milioni sono divenuti rifugiati.

 

 

Secondo le stime dell’Unfpa la popolazione sarebbe compresa tra i 7.5 e i 9.7 milioni di abitanti, mentre per il governo di Juba i dati salirebbero a 11-13 milioni, di cui un 17-22 % della popolazione insediata in città (stime 2009).

Il Paese presenta circa 65 differenti gruppi etnici, tra cui i dinka (11%), i nuer (5%), bari (3%), azande (3%), shilluk/anwak (3%), lotuko, kuku, mundari, kakwa, pojulu, mou, acholi, madi, lulubo.

Le religioni maggiormente praticate sono le tradizionali africane, il cristianesimo e l’islam.

Da un punto di vista economico, in Sud Sudan i mezzi di sussistenza sono costantemente sotto minaccia degli shock climatici (lunghi periodo di siccità seguiti da altri caratterizzati invece da inondazioni), dei conflitti armati o della fluttuante economia globale, tanto che più di 3 milioni di persone sono moderatamente o severamente in situazione di insicurezza per quanto riguarda la propria possibilità d nutrirsi.

Il 98% del reddito annuale deriva dalle rendite petrolifere. L’industria e le infrastrutture sono ancora poco sviluppate; si stima che solo 60 km di strade siano asfaltate e molte infrastrutture di importanza strategica, ivi comprese quelle per il trasporto del petrolio e la produzione di energia elettrica, totalmente assenti (l’elettricità è ancora prodotta da generatori). Continuano, invece, ad essere elevate le spese per il mantenimento dell’esercito.

Le principali risorse naturali del Paese sono le riserve idriche, le terre arabili, il petrolio, l’oro, diamanti, calcari, materiali ferrosi, depositi di cromo, zinco, tungsteno, mica, argento e legname.

Nonostante la ricchezze delle risorse naturali, la maggior parte della popolazione sopravvive principalmente grazie ad attività agro/pastorali, con l’agricoltura praticata per lo più nella zona sud-ovest del paese e la pastorizia in quella a sud-est. Solo il 4% della terra arabile è coltivata, la produzione di bestiame e di pesce è solo una frazione del potenziale, e il commercio interstatale e le esportazioni internazionali sono minimi.

L’unico oleodotto in funzione è quello che rifornisce le istallazioni per la raffinazione petrolifera di Port Sudan, nel Mar Rosso, e questo rende il Sud Sudan assolutamente dipendente dal governo di Khartoum per quanto riguarda la vendita e la distribuzione petrolifera.

I principali prodotti di consumo e i servizi vengono importati dal nord o dai paesi confinanti (in particolar modo Kenya ed Uganda), quando potrebbero invece essere prodotti, ad esempio, dall’Equatoria Occidentale che da sola potrebbe sfamare il resto del paese, ma manca totalmente di attrezzature e tecnologie che potrebbero valorizzare l’agricoltura commerciale su ridotta scala. La situazione è stata resa ancora più complicata, paradossalmente, dall’indipendenza, in quanto a numerosi commercianti sudanesi è stato proibito di scambiare merci col Sud Sudan, così come ai neo sud-sudanesi è stato proibito di migrare a nord per cercare lavoro stagionale o vendervi pesce e bestiame.

Il paese dipende ancora in gran parte da aiuti esterni. A causa delle lunghe guerre che per quasi 40 anni hanno afflitto tale regione, la situazione sociale è una delle più drammatiche al mondo; il 70% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, l’aspettativa di vita è di 56 anni per gli uomini, 59 per le donne (in Italia è di 81), mentre il tasso di analfabetismo sopra i 15 anni è dell’85% (in Italia dell’1%), con solo il 5% dei bambini che sono in condizione di completare le formazione scolastica elementare.

La mortalità infantile entro i primi 5 anni di vita è di 380 ogni mille nascite (di 4/1.000 nel nostro Paese), 102 entro il primo. Una madre su sette muore durante il parto, in Italia solo 3 su 1.000. L’HIV ha colpito il 3,1% della popolazione.

Varie aree del Sud Sudan sono state interessate da massicci spostamenti di

sfollati. L’estrema povertà, l’insicurezza alimentare e la militarizzazione di molte aree hanno, di fatto, reso impossibile per la maggioranza degli sfollati il rientro nei luoghi d’origine, compromettendo le prospettive di sviluppo economico del paese e provocando l’urbanizzazione incontrollata, fuggendo dalle aree rurali verso le istallazioni delle missioni umanitarie.

Le categorie più vulnerabili sono donne e bambini, questi ultimi spesso oggetto di gravissime violazioni dei diritti umani in quanto arruolati come bambini soldato o rapiti. Un altro problema che incombe su questi poveri innocenti è la schiavitù, un fenomeno che è ancora largamente diffuso nei paesi del terzo mondo. I bambini, di solito, vengono venduti ai ricchi signori di Khartoum o, nella maggior parte dei casi, vengono reclutati dai partiti in guerra per operazioni di guerriglia o per ripulire i campi minati.

Non vi è alcun tipo di tutela per i giovani del Sudan, i quali non hanno mai conosciuto il significato reale della parola ‘pace’.

Nella cultura locale si è sviluppato un altro fenomeno che riguarda sempre i bambini: ovvero quello dell’abbandono dei ragazzi orfani.

Dal 2013, dopo due anni dall’indipendenza nazionale, il Sud del Sudan si trova in una clima di guerra civile per la seconda volta in pochi anni; una situazione disastrosa sia per l’unità del paese sia per le condizioni in cui la popolazione è costretta a vivere. La guerra civile è tutt’oggi in atto.

Attualmente si riscontra:

  • Popolazione stimata: circa 12 milioni di abitanti
  • Il 51% degli abitanti vive sotto la soglia di povertà (1 USD/die)
  • Solo il 5% dei bambini completa il ciclo di istruzione primaria
  • Il 91% della popolazione NON dispone di servizi igienici
  • Il 52% di essi NON ha accesso all’acqua potabile
  • 1.83 milioni di sfollati all’interno del paese (fonte OCHA)
  • 1.29 milioni di rifugiati nei paesi confinanti
  • 212 mila sotto la protezione delle UN (fonte UNMISS)
  • L’attuale livello IPC (Integrated Food Security Phase Classification) mostra una situazione molto critica che, in alcune aree, potrebbe diventare drammatica.

 

STATO DI TONJ

I dati più significativi riguardanti lo stato di Tonj:

  • Circa 170 mila abitanti
  • 64% degli abitanti della contea vive sotto i livelli di povertà
  • 30 mila persone ad alto rischio denutrizione
  • 96 mila persone a medio rischio denutrizione
  • Più di 100 mila persone NON hanno accesso all’acqua potabile
  • 94% dei parti NON sono assistiti in strutture sanitarie adeguate
  • Solo 0.2% di tagli cesarei
  • Mortalità infantile = 139/1.000
  • Solo il 13.8% dei bambini dell’età di un anno ha completato il ciclo di vaccinazioni DPT3

PRINCIPALI PROBLEMI SANITARI DELLO STATO DI TONJ

La maggior parte degli indicatori di salute riguardanti lo stato di Tonj, di cui fa parte la contea di Tonj, si sovrappongono, se non sono addirittura peggiori, a quelli dell’intero Sud Sudan.

Nello stato di Tonj la mortalità materna stimata è di 2.173/100.000

(2.054/100.000 a livello nazionale), con più del 40% delle donne che non ricevono assistenza sanitaria durante la gravidanza, durante il parto e nel puerperio.

Un altro elemento di preoccupazione, anch’esso causa di elevata mortalità

materna, è l’alta proporzione di matrimoni precoci che si accompagna a un elevato tasso di abbandono della scuola da parte delle ragazze: il 16,7% delle ragazze sud sudanesi si sposa prima di compiere quindici anni di età. A causa dell’indisponibilità di servizi sanitari adeguati, la maggior parte delle donne partorisce al proprio domicilio senza alcuna assistenza e questo comporta un grave aumento della mortalità intra-parto, delle infezioni dell’apparato riproduttivo e della sterilità riproduttiva (in Sud Sudan il 94% dei parti vengono assistiti da levatrici di villaggio, prive di alcun addestramento formale). Solamente lo 0,4% dei parti complicati è assistito in strutture sanitarie e il tasso di tagli cesarei è all’incirca dello 0,2%, molto al di sotto del 5-15%, percentuale considerata corretta dal WHO. La mortalità ostetrica nello Stato di Tonj è del 4,6%, quando quella nazionale è del 3,5%. Gli indicatori di salute pediatrici sono meno drammatici rispetto a quelli legati al parto, ma sono comunque preoccupanti. La mortalità infantile nello Stato di Tonj è di 139/1.000, mentre quella nazionale sud-sudanese è di 102/1.000. Questo è provocato innanzitutto dalla bassa copertura vaccinale (solamente il 21% delle donne gravide riceve la seconda dose di TT2, e solamente il 13,8% dei bambini di un anno ha completato il ciclo DPT3), dall’altissima mortalità neonatale, dalle poverissime condizioni igieniche e dall’elevato tasso di malnutrizione pediatrica.

Le principali cause di morte in età pediatrica sono: la malaria, le infezioni respiratorie e quelle gastrointestinali. Sono molto comuni anche le infezioni cutanee e quelle agli occhi. La maggior parte delle malattie infettive che colpiscono la popolazione di Tonj, sia adulta sia pediatrica, sono malattie trasmissibili attraverso acqua contaminata.

Nel 2009, un’indagine condotta in tutto lo Stato di Tonj ha evidenziato

come il 91,7% della popolazione non disponeva di toilette, e come solamente il 52% della gente avesse accesso a acqua potabile, grazie alla presenza di pozzi e di pompe manuali vicino a casa.

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